Ripartire con la pandemia

“Non c’è esercizio migliore per il cuore che stendere la mano e aiutare gli altri ad alzarsi”
Anonimo

Articolo_pandemia

Settembre è il momento della ripartenza.

Ricomincia la scuola, riparte l’economia che dovrà confrontandosi con gli effetti della crisi.

Siamo tutti molto presi dal ricominciare  e per alcuni questo significa tentare di tornare il più rapidamente possibile a come era prima. Ma niente sarà come prima. La scuola inevitabilmente cambierà, il mondo del lavoro muterà nelle modalità e alcune attività non sopravviveranno ai cambiamenti, nasceranno nuove attività e nuove professioni.

Per questo credo sia necessaria una riflessione sulle criticità che la pandemia ha evidenziato e sulla necessità di riconoscerle per cambiare.

  1. Negli ultimi decenni ha dominato, nel mondo occidentale, il pensiero che la terra sia un magazzino inesauribile da saccheggiare a nostro piacimento. In realtà la terra è un organismo vivente che sopravviverà a tutti i nostri abusi, mentre noi non saremo né indispensabili, né necessari. Nonostante i movimenti ambientalisti ci stiano dicendo da tempo che l’azione dell’essere umano sta rischiando di compromettere la nostra sopravvivenza sulla terra, solo questa esperienza ha reso davvero tangibile la nostra vulnerabilità. La nostra unica possibilità è nell’armonia con l’ambiente.
  1. Mai come in questo periodo è diventato evidente come il nostro comportamento deve essere attento non solo al bene personale, ma anche al bene dell’altro. La facilità di trasmissione del visus richiede un constante impegno a proteggere non solo noi stessi, ma tutte le persone che incontriamo.Mai come in questo periodo abbiamo compreso come l’attenzione all’altro, la fiducia nell’azione dell’altro sono le condizioni che ci permetteranno di affrontare con efficacia il nostro futuro.
  1. Non siamo onnipotenti, ma viviamo in una realtà per certi aspetti imprevedibile e incontrollabile. La condizione della precarietà è la nostra condizione di vita. Lo è sempre stata ma in alcune parti del mondo, ma nel mondo occidentale siamo riusciti a dimenticarlo. Solo riconoscendo la nostra fragilità potremo vivere una vita più autentica e riconoscere cosa davvero conta per il nostro benessere.
  1. Di fronte a cambiamenti repentini rischiamo di reagire riproponendo l’unica cosa che abbiamo imparato a fare e pretendendo che la realtà si pieghi alle nostre aspettative. Come una falena che continua a battere contro la luce di un lampione, vogliamo che niente cambi. Da questa esperienza abbiamo imparato invece che le competenze di cui abbiamo bisogno sono la flessibilità nel cambiare obiettivi,  l’ingegno per inventare modi nuovi di agire, l’abilità nell’imparare a fare cose nuove.

Tutti noi siamo chiamati a raccogliere questa sfida, paradossalmente la consapevolezza della nostra debolezza potrà diventare la nostra vera forza per costruire un mondo migliore.

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